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Torino Film Festival: Paolo Virzì è il nuovo direttore, arriva l'erede di Monicelli

Paolo Virzì

L’onere, l’onore e la patata bollente della presidenza del Torino Film Festival va a Paolo Virzì. Tempo addietro avevamo parlato del forfait per motivi lavorativi (o non) di Gabriele Salvatores, dopo la dipartita professionale e quadriennale di Gianni Amelio, ora tocca ad un regista completamente agli antipodi rispetto ai due colleghi citati o al precedente capogruppo Nanni Moretti. 

Torino Film Festival: Salvatores dice no, al via il toto direttori

Gabriele Salvatores

Il Torino Film Festival è ormai finito da settimane, il direttore Gianni Amelio ha terminato il suo mandato e quindi la necessità di sostituirlo era doverosa se non obbligatoria. Certo quest’anno è stato un anno travagliato per la manifestazione piemontese che ha dovuto subire le angherie di Roma, pronta ad appropinquarsi sempre più nel territorio spettante a Torino. La lotta tra i due direttori artistici è ormai nota e certamente nel 2013, nonostante non ci sia più Gianni Amelio, i dissapori non mancheranno anche se Torino può comunque essere felice dei risultati ottenuti e dell’affluenza di pubblico nonostante l’intromissione della Capitale.




Gianni Amelio
Dicevamo però, quale sarà il nuovo direttore di Torino, nomina che sembrava indirizzata verso un unico nome, Gabriele Salvatores, ma è di oggi la notizia che lo stesso regista è alle prese con il suo nuovo film, quindi nel 2013 potrà essere poco presente e un motivato no, non poteva che essere la conclusione logica “La spiegazione del mio no al Torino Film Festival è purtroppo la più semplice. Nelle ultime settimane hanno subito una vera accelerazione i miei impegni dietro la macchina da presa e non mi sarebbe sembrato serio impegnarmi con un festival che amo da sempre e che per il suo spirito di ricerca e serietà sento vicino al mio modo di concepire la cultura”. Quindi ora si attendono le nuove candidature.

Torino contro Roma, Amelio contro Muller: quando l'editoriale si scrive da solo

Gianni Amelio e Marco Muller
Certo che la rappresentativa dei cineasti mongoli, della nuova ed interessante Ulan Bator, storcerà sicuramente il naso a sentire le parole caustiche e polemiche del direttore Gianni Amelio. La sortita offensiva, o difensiva che dir si voglia (ma si sa che la miglior difesa è l'attacco), va a toccare la stessa ferita non rimarginata che dallo scorso giugno adombra l'arte del red carpet romano, al via domani 9 novembre, e di conseguenza quella più sobria di Torino. Amelio contro Müller, direttore in uscita contro direttore in entrata, il primo a scadenza di mandato e pronto a lasciare spazio all'omologo Gabriele Salvatores, l'altro voluto e soffiato da Venezia per volere della casta alta per riportare Roma ad essere caput mundi anche nella settima arte, per tornare ai fasti di Cinecittà. I mongoli dicevamo, si saranno indispettiti: “C'è chi vuole male a questo Festival e vorrebbe solo opere prime o seconde, ma solo di registi mongoli”.




Gianni Amelio alla scorsa edizione del TFF
Una chiara frustrazione quella di Amelio che non vuole dir nulla al cinema asiatico, ma andare a colpire il direttore di Roma che con il regno dell'ei fu Gengis Khan ha qualche affinità. Il motivo è sempre quello, l'accavallamento delle due manifestazioni, la resa obbligatoria di Torino al mare rosso glamour di Roma che come un bullo decide di appropinquarsi là dove il territorio è rappresentato dalla Mole Antonelliana. Ma Amelio si sente comunque orgoglioso, dice, perché è riuscito nell'intento di portare anche del bagliore stellare al festival: “Noi abbiamo l'esordio alla regia di Dustin Hoffman, che a 75 anni ha diretto Quartet. Cosa dice però Müller a tal proposito. Come succede tra due bambini, arriva il più semplice dei botta e risposta “Sono contento che abbiano un film notevole già presentato a Toronto e a Londra, mentre noi inseguiamo la linea delle prime mondiali”.

Marco Muller
Io ho questo, tu non ce l'hai, e viceversa. Questa è la coda, lo strascico adolescenziale della polemica, nata dalla già citata intromissione in territorio straniero. Torino chiede spazio (due settimane di stacco tra le due manifestazioni) e Roma risponde, trattando “a pesci in faccia”, come riporta il presidente del Museo del Cinema Ugo Nespolo, la più che lecita richiesta. I problemi di bilancio della Capitale quindi vanno ad intaccare il contorno dell'ex Capitale, quella unitaria del 1861, che ne subirà certamente alcune conseguenze, considerato che le testate giornalistiche non manderanno mai “i loro inviati immediatamente dopo la scorpacciata di Roma”, rincara il regista premiato la scorsa settimana con l'Efebo d'oro per il suo Il primo uomo. E quindi, non poteva non rispondere ancora Müller che di rimando parla di armonizzazione delle date e di un secco “No, noi non ci spostiamo” da parte degli organizzatori piemontesi. Non sappiamo quale versione sia quella attendibile, anche se un'idea appare chiara e quadrata, ma certamente tutto questo fervore agonistico non fa bene al nostro cinema, già di per sé in rilevante crisi.

Torino Film Festival 2012: il Quartet di Hoffman apre insieme a Claudia Gerini

Tom Courtenay e Maggie Smith

Da Toronto in Canada a Torino nella nostra bella Italia, il passo è breve. Da un palcoscenico enorme, forse uno dei più importanti nel panorama mondiale, ad uno più raccolto, ma comunque considerevole, anche se quest'estate ha dovuto sottostare alla legge impari del Roma Film Festival, manifestazione che si sovrapporrà a quella diretta da Gianni Amelio, dal 23 novembre al 1° dicembre, fresco vincitore dell'Efebo d'oro. Come ogni anno però, la serata inaugurale nel capoluogo piemontese, sarà sintomo e manifesto dell'evento stesso. Quest'anno l'apertura viene affidata ad un esordiente dietro la macchina da presa, che di esordiente pare non avere poco o nulla. Parliamo di Dustin Hoffman che con il suo Quartet, mostra l'altra faccia dell'Inghilterra senile, con una vena ironica degna del miglior Woody Allen.



Claudia Gerini
Il film riporta in auge, nei panni dei quattro protagonisti, costretti in una casa di cura, ma ancora pieni di vita ed inventiva, quattro stelle del cinema inglese come Maggie Smith (la saga di Harry Potter), Tom Courtenay (The Golden Compass), Billy Connolly (The Gulliver's Travels) e Pauline Collins (You Will Meet a Tall Dark Stranger) in un affresco dell'Upper Class londinese. A presentare l'arrivo dell'attore settantacinquenne, qui nei panni di regista, la madrina della trentesima edizione che avrà anche l'onore di presenziare alla serata finale, la romana Claudia Gerini, fresca di successo per due film italiani da tenere d'occhio: il primo, Reality di Matteo Garrone, ormai conosciuto in giro per il mondo e applaudito in ogni sua presentazione e Il comandante e la cicogna di Silvio Soldini, uscito lo scorso 18 ottobre nelle sale italiane.